In nome dell'uomo-dio 1789-1989. Rimembranze di un post-socialista
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Scopo di questo lavoro è dimostrare l'unità di pensiero e intenti di comunisti e nazi-fascisti, dal punto di vista filosofico e politico-sociale. Siffatta parentela culturale e ideologica conduce i due indirizzi dottrinari, in genere considerati molto distanti tra loro, a una serie di posizioni molto simili, per non dire identiche: ad esempio, la polemica con il parlamentarismo, i partiti, l'elezione indiretta dei deputati, che essi vorrebbero votati direttamente per alzata di mano, l'attacco a qualsiasi politica riformista, sia essa socialista, social-democratica o liberale, le reprimende contro la "società dei contratti", ovvero, la società borghese e capitalista, da essi considerata troppo materialista e reificata, l'anti-semitismo ed il razzismo più aspri e violenti, a carattere religioso-culturale e biologico-razzista, la convinzione, da ultimo, che a una società, come quella borghese (gesellschaft), in cui si è determinato il crollo di tutti i valori, si debba sostituire una comunità (gemeinschaft), in cui primeggia l'uomo-dio, l'uomo-genere, il super-uomo. Ma siffatta consanguineità politico-speculativa ha radici molto più profonde e lontane di quanto non faccia pensare l'appartenenza al Novecento di questi due orientamenti dottrinari. Essa risale a posizioni filosofiche e metafisiche ben precise, che provengono non solo, come è ovvio, da Marx, Engels e Nietzsche, ma anche da Hegel, dai romantici e, in larga misura, da Kant.
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