Bora scura. La saga del confine d'oriente
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Quando si precipita giù da nord-est a oltre 100 km/h, cielo corrusco e freddo boia che ti penetra nelle ossa, con raffiche di pioggia e nevischio che se non stai attento ti sbattono a terra e rischi di finire in mare, allora è bora scura. Vento senza pietà che assurge a simbolo dei venti di guerra che spazzano il confine orientale d'Italia. Dopo l'8 settembre 1943 il territorio è occupato dalle truppe tedesche. La zona di operazioni è percorsa da SS e divisioni asiatiche, da repubblichini della RSI, da partigiani garibaldini e da partigiani anticomunisti; da partigiani titini sloveni e croati, ma anche dai collaborazionisti Domobranzi, Ustascia e Cetnici. Uomini e donne, con le loro esistenze, resistono aggrappandosi alla vita con le unghie e con i denti. Petro, alpino in Montenegro, attraversa Bosnia, Croazia e Istria per tornare a casa in Friuli. I fratelli Radetic sono ideologicamente divisi: il fascismo vuole l'assimilazione forzata della popolazione slava. Matej rivendica il suo essere croato; Aloisio sceglie di essere italiano. A Trieste Mussolini promulga le leggi razziali e la Risiera di San Sabba diventa l'unico campo di sterminio nazista in Italia. Loris nel fascismo inciampa che è ancora un bambino. Figure femminili si stagliano come decisive protagoniste di un'epopea. Senza le donne non si potrebbe parlare di resistenza. Bora scura è guerra feroce e spietata. In guerra siamo tutti cattivi. Bisogna solo scegliere da che parte stare.
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